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  Frisbee Manuale di resistenza umana
 
Diario
 


A salty dog - Procol Harum

'All hands on deck, we've run afloat!'
I heard the captain cry
'Explore the ship, replace the cook:
let no one leave alive!'
Across the straits, around the Horn:
how far can sailors fly?

A twisted path, our tortured course,
and no one left alive
We sailed for parts unknown to man,
where ships come home to die
No lofty peak, nor fortress bold,
could match our captain's eye

Upon the seventh seasick day
we made our port of call
A sand so white, and sea so blue,
no mortal place at all
We fired the gun, and burnt the mast,
and rowed from ship to shore

The captain cried, we sailors wept:
our tears were tears of joy
Now many moons and many Junes
have passed since we made land
A salty dog, this seaman's log:
your witness my own hand


Castello Angioino di Mola di Bari

 

Dalla Piazza XX Settembre, pur occultato da edificazioni sorte a inizio novecento lungo il perimetro dell’antico fossato e che si incuneano abusivamente nello storico monumento, è tuttora visibile parte del bastione più alto dell’importante e rilevante Castello Angioino, con la caratteristica pianta a poligono stellato (il solo che abbia questa forma lungo il litorale tra Barletta e Monopoli). Il Castello, per il quale il P.R.G. vigente prevede l’isolamento dalle costruzioni che vi si addossano, al fine di restituirne l’originaria vista e immediata accessibilità con la Piazza XX Settembre, sorge in diretta continuazione della Piazza e in stretto collegamento con il nucleo antico. Il maniero fu fatto costruire da Carlo d’Angiò nel 1279 allo scopo di difendere e presidiare (fu giudicato inespugnabile per la struttura delle muraglie e delle merlate) il nucleo antico medioevale. Tale abitato (denominato “iend a terre, cioè “nella terra”, perché edificato su un promontorio affacciato sul mare), a partire dal 1277-78, venne fatto ricostruire da Carlo d’Angiò su un precedente luogo primigenio di cui è incerta l’origine greca. Dopo il periodo che vide la presenza romana sul territorio molese (importanti sono i ritrovamenti dell’antica Turris Juliana in località “Padovano”), alcune ricostruzioni storiche riportano la presenza di Mola nell’alto Medio Evo, nel periodo normanno-svevo, come attesterebbe la lapide ritrovata nella Chiesa Matrice, riferita a tale Agosmundo ivi sepolto nel 1150.

 

Palazzo Roberti (Mola di Bari)

 

Palazzo Roberti è un edificio di notevole mole e importanza artistica, storica e architettonica, come è documentato in numerose pubblicazioni artistiche specializzate. Esso è un capolavoro del barocco settecentesco pugliese, costruito su progetto dell’arch. Vincenzo Ruffo nella seconda metà del secolo XVIII, che ospita tele e affreschi di elevato valore artistico. Palazzo Roberti è stato anche oggetto dell’attenzione del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) che ha inserito alcuni anni addietro lo storico edificio nell’itinerario nazionale delle “Giornate di primavera”. Un’ampia documentazione relativa a Palazzo Roberti è rinvenibile nell’Atlante del Barocco in Italia, Terra di Bari e Capitanata, Roma 1996-2002.

La gloria mondiale dell’82

La sorte spinge gli azzurri in un secondo girone terribile: come concorrenti arrivano Brasile e Argentina. La fine sembra scontata, ma sarà invece l’inizio di una cavalcata che porterà l’Italia al terzo titolo mondiale. La partita con l'Argentina è pura esaltazione del "gioco all'italiana", Gentile bracca Maradona per tutto il campo, Tardelli e Cabrini realizzano le due reti che significano vittoria. Il Brasile infligge all'Argentina un 3-1, quindi il passaggio del turno verrà deciso dal match Italia-Brasile.
I verde-oro sudamericani, avendo un numero di reti superiori all’Italia, possono contare su due risultati su tre. Per l’Italia il risultato è uno solo, la vittoria, e dopo pochi minuti Rossi gela la torcida brasiliana e porta in vantaggio gli azzurri. Il Brasile reagisce e pareggia, ma è un fuoco di paglia. Paolo Rossi ha qualcosa di magico quella sera e va nuovamente a segno: 2-1. Sembra fatta, ma il Brasile lotta come non mai e impatta di nuovo. Sul 2-2 potrebbe esserci un crollo psicologico, ma un incontenibile Paolo Rossi va in gol per la terza volta e regala all’Italia il passaggio del turno.
Adesso l’Italia celebra "Pablito" (uno dei giocatori più contestati alla vigilia) e tutta la squadra, che comunque non abbandona il suo silenzio stampa. In semifinale l’avversario è la Polonia, già incontrata nel girone di qualificazione ma questa volta priva di Boniek; negli azzurri è assente Gentile. Chi c'è invece, è Paolo Rossi, che segna ancora (doppietta) e trascina la nazionale azzurra in finale. A Siviglia, intanto, si svolge l'altra semifinale: è una sfida epica tra francesi e tedeschi, che alla fine premierà la Germania ai rigori.
La finale è Italia-Germania allo stadio del Real Madrid "Santiago Bernabeu", splendido impianto della capitale spagnola. In campo due formazioni molto simili come gioco. All'inizio non sembra possa venir fuori una gara emozionante: l'Italia parte contratta, nervosa, tesa... sembra che gli azzurri sentano troppo la partita. Anche i tedeschi non appaiono troppo aggressivi: avanzano cauti, timorosi, impauriti dal contropiede italiano. L'inizio di partita è avaro di emozioni (tranne l'infortunio di "Ciccio" Graziani), ma al 24' Conti si procura un rigore: Cabrini va sul dischetto, rincorsa e... fuori! Gara ancora in parità, ma l’Italia no si perde d’animo. Si arriva al 56' e Paolo Rossi realizza sottomisura: 1-0 e Italia ad un passo vittoria. Dopo circa dieci minuti (68') Conti vola sulla fascia destra, trova Tardelli al limite, tiro e gol! Seguito dall'urlo di gioia che rimarrà per sempre nella storia dei mondiali di calcio.
All'ottantesimo arriva anche il terzo gol a sancire il trionfo e la superiorità dell’Italia: il solito Conti  affonda lungo l'out destro e mette palla in mezzo per "Spillo" Altobelli, che dribbla il difensore Schumacher e deposita la palla in rete. Il gol della bandiera per i tedeschi lo realizza Breitner, ma arriva a partita terminata e non c'è tempo per la rimonta: 3-1 e Italia campione del mondo per la terza volta.
Delle immagini del "mundial" spagnolo passano alla Storia la corsa e l'urlo di Tardelli dopo il gol alla Germania, il Presidente Pertini in tribuna d'onore che gioisce, e la voce di Nando Martellini che urla dalle tv di tutta Italia "campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!”

Italia-Germania 4-3

La "Partita del secolo" è, secondo molti storici dello sport, la semifinale della Coppa del Mondo 1970 di calcio disputata mercoledi 17 giugno 1970 allo Stadio Azteca di Città del Messico tra Italia e Germania Ovest. Un monumento di fronte allo stadio Azteca è posto a ricordare quella partita memorabile. La Germania Ovest si presentava all'Azteca fiduciosa: stravinto il girone eliminatorio, era riuscita in un'impresa ottima, ribaltando, nei quarti contro i Campioni in carica dell'Inghilterra, lo 0-2 con cui i britannici conducevano fino a venti minuti dalla fine. I teutonici scesero così in campo, il 17 giugno, come i favoriti.Valcareggi escluse ancora una volta Rivera in favore di Mazzola. Il primo gol fu quello di Roberto Boninsegna, a soli otto minuti dall'inizio della partita, dopo una combinazione con Gigi Riva. Per i seguenti ottanta minuti l'Italia si limitò a difendere il risultato. Fu però il milanista Karl-Heinz Schnellinger, al suo primo gol (e unico a fine carriera!) in 47 partite con la nazionale, a portare la gara in parità all'ultimo minuto dei tempi regolamentari. Iniziarono così i tempi supplementari che entrarono nella storia: al gol di Gerd Müller al '94, abile a sfruttare un errato tocco della difesa italiana dopo un debole colpo di testa di Uwe Seeler, rispose un difensore, Tarcisio Burgnich, su un controsvarione difensivo tedesco; l'Italia, un minuto prima della fine del primo tempo supplementare passò addirittura in vantaggio, con Riva in contropiede. Al quinto minuto del secondo tempo supplementare, un erroraccio di Rivera (entrato al 46' per Mazzola), regalò alla Germania il pareggio: colpo di testa dei Seeler su un pallone proveniente dal calcio d'angolo, la palla sembra indirizzata fuori, Rivera si scansa ma Müller interviene di testa indovinando lo spiraglio. Fu un'azione incredibile dello stesso Rivera, però, a riportare dopo appena 60 secondi l'Italia in vantaggio. Finì 4-3; l'Italia dopo 32 anni era in finale di Coppa Rimet: all'alba, nelle piazze italiane, l'impresa fu festeggiata come la vittoria del Mondiale stesso. (tratto da Wikipedia).


Ulisse

Non è il mitico eroe di Omero. E' un italiano, della nostra latitudine, che vive e lavora in Belgio. Un "mago" del web: tanto bravo che ha ritrovato per me i contenuti di questa home page che sembravano definitivamente persi. Un vero amico di mouse e tastiera. Grazie Ulisse!!! E questo è il suo link: http://ulisse3.ilcannocchiale.it/

Mazzini

Contro la politica pseudo-individualistica di chi difendeva i privilegi, Mazzini delinea una concezione della democrazia intesa come «democrazia etica», perché non si limita a sostenere i princìpi della rappresentanza politica e del suffragio universale, ma esige una carica ideale, una "fede", in grado di chiamare tutti gli individui a costruire insieme una società più libera, solidale, dove ciascuno si senta titolare di diritti ma altresì responsabile di doveri. In questa prospettiva Mazzini nega che in futuro possano esistere primati di casta o di classe, perché identifica come obbiettivo di un futuro ordinamento democratico "morale" (o etico-politico, potremmo definirlo oggi) «l'emancipazione, il miglioramento, la cooperazione di tutti». Convinto che questo tipo di democrazia si deve costruire insieme, con la solidarietà di ciascuno, Mazzini intuisce anche i rischi di chi pretende affidarsi a un partito-guida, che una volta al potere eserciterà un'intollerante «dictatorship». Come sarebbe disastrosamente capitato con le esperienze delle «democrazie popolari» del '900. (da "Il Corriere della Sera").

Un "lavoro" di mesi andato in fumo.

Stamattina, nel postare la riflessione su Mazzini che vedete sopra, tutto il contenuto della Home Page è sparito come d'incanto. Peccato, perchè ci tenevo particolarmente. Di quanto scritto in questi mesi, è rimasta soltanto l'icona che vedete sotto e che, pervicacemente, si rifiuta di farsi eliminare. Ai tecnologi l'ardua sentenza. Se qualcuno sa come poter recuperare i contenuti che sembrerebbero persi, mi dia una mano. Grazie.

 

Garibaldi a Teano

Il 26 Ottobre 1860 al bivio di Taverna Catena, presso Teano, Garibaldi consegna a Vittorio Emanuele II le province meridionali. Il garibaldino Alberto Mario, testimone oculare racconta: “… di sotto al cappellino Garibaldi si era acconciato il fazzoletto di seta per proteggere le orecchie e le tempie dalla mattutina umidità. All’arrivo del re, cavatosi il cappellino, rimase il fazzoletto… Vi saluto caro Garibaldi? Come state? … Bene Maestà e Lei? … Benone… Garibaldi alzò la voce… Ecco il re d’Italia”.

Dopo gli screzi e le incomprensioni con Vittorio Emanuele II, Garibaldi partì da Napoli a bordo del piroscafo Washington per ritirarsi a Caprera a fare il contadino. Solo il giornale "L'indipendente", diretto da Alessandro Dumas, ne dette notizia, elencando le poche cose che il generale, dopo aver conquistato un regno, portava con sé: un sacchetto di sementi, una balla di stoccafissi, una cassa di maccheroni, un sacchetto di zucchero e alcuni barattoli di caffè.


Shakespeare

Cesare ad Antonio:

"Vorrei che attorno a me ci fossero degli uomini piuttosto grassi, e con la testa ben pettinata, e tali, insomma, che dormano la notte. Quel Cassio laggiù ha un aspetto troppo magro e affamato:  pensa troppo, e uomini del genere sono pericolosi."
 
dal  "
Giulio Cesare"

Rita Levi Montalcini
(Premio Nobel per la medicina)

Rita Levi Montalcini è nata nel 1909 a Torino e si è laureata in Medicina nel 1936. Fin dai primi anni universitari, sotto la guida del Prof. Giuseppe Levi, si dedica agli studi sul sistema nervoso che poi seguirà per tutta la sua vita, salvo alcune brevi interruzioni nel periodo della II Guerra Mondiale. Dal 1945 al 1947 è assistente del Prof. Levi, fino al trasferimento in America su invito del Prof. Victor Hamburger della Washington University di Saint Louis, dove diventa docente di Neurologia. Per trenta anni Rita Levi Montalcini vive negli Stati Uniti completamente dedita alla ricerca e giunge alla scoperta di una proteina, il fattore di crescita delle cellule nervose o Nerve Growth Factor (NGF) che provoca lo sviluppo e la differenziazione delle cellule nervose. La sua attività di scienziata le porta innumerevoli riconoscimenti a livello internazionale e nel 1986 il conferimento del Premio Nobel per la Medicina. Componente del CNR, attualmente si dedica a tempo pieno alla ricerca presso il laboratorio di biologia cellulare. E' Presidente Onorario dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, alla quale aveva già aderito nel 1968 dagli Stati Uniti, e dal 2001 è stata nominata Senatore a vita.

Piero Calamandrei
(Giurista, antifascista, fondatore del Partito d'Azione)

Processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti), Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue "gravissime" condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo sostenitore. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l'impudenza di dichiarare pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che - anzi - gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli... un monumento.
A tale affermazione rispose Piero Calamandrei, con una famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti), dettata per una lapide "ad ignominia", collocata nell'atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l'avvenuta scarcerazione del criminale nazista. L’epigrafe afferma:

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA.



Resistenza

“I deboli non combattono, quelli più forti lottano forse per un'ora, quelli ancora più forti lottano per molti anni, ma quelli fortissimi lottano per tutta la vita. Costoro sono indispensabili.”

(Bertolt Brecht)


Stranieri in casa propria

"La maggioranza traccia un cerchio formidabile intorno al pensiero. Nell'ambito di questi limiti ciascuno è libero; ma guai a lui se osa uscire (...). Il padrone non dice più: tu penserai come me o morirai; dice: sei libero di non pensare come me; la tua vita, i tuoi beni, tutto ti resta, ma da quel giorno sei uno straniero tra noi".

(Alexis de Tocqueville - "Della Democrazia in America")


Quer che sà navigà sta sempre a galla.

Mò te reprico io che nu lo sai
tu er praticà de sto paese buffo:
qua chi ha quadrini, non ha torto mai.
Basta de curre a tempo co lo sbruffo:
eppoi, senza pericolo de guai,
spaccia puro per fresco er pane muffo.

(Giuseppe Gioacchino Belli, dai Sonetti)

La libertà.

"La libertà non è una filosofia e neppure un'idea: è un movimento della coscienza che ci porta, in certi momenti, a pronunciare due monosillabi: Sì e No. Nella loro brevità, istantanea come la luce del lampo, si dipinge il segno contraddittorio della natura umana" .
(Octavio Paz, "L'altra voce")

"Un cammino di mille passi, inizia con un passo".

(Lao-tse, VI sec. a.C.)

PIERO DELFINO PESCE

(Mola di Bari, 1874 - 1939), politico antifascista, giornalista, letterato, avvocato

“E venne la Resistenza e Piero Delfino Pesce partecipò a questa Resistenza. Io chiamo Resistenza, senza mancare di rispetto ai patrioti, ai partigiani, agli uomini delle giornate di fuoco, alla gente che ha pagato con la vita, a quelli che sono stati massacrati nei lager, io chiamo "Resistenza" anzitutto quella del ventennio. Perchè resistere significava durare, perchè resistere significava non piegarsi, perchè resistere significava non vendersi l'anima, perchè resistere significava con il proprio esempio essere ammonitori, perchè resistere significava soprattutto evitare di cedere ciò che di più prezioso ci fosse, lo Spirito, perchè resistere significava dare l'esempio morale da tramandare alle generazioni future".

(da un discorso tenuto dal senatore Michele Cifarelli, in onore di Piero Delfino Pesce)

Se questo è un uomo

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.”

(Primo Levi)

 


ONOFRIO MARTINELLI
Mola di Bari 1900 - Firenze 1966;
pittore

Dopo gli studi classici a Firenze (1916) si trasferisce a Roma, dove studia matematica all'Università (1918). Abbandona gli studi per dedicarsi alla pittura ed è tra i frequentatori della "terza saletta" del Caffè Aragno. Nel 1925 si trasferisce a Parigi, ospite di Filippo de Pisis, e stringe amicizia con Giorgio de Chirico e Gregorio Sciltian. Nel 1927 si avvicina al gruppo "Les Italiens de Paris" (de Chirico, Severini, Campigli, de Pisis, Savinio , Paresce, Tozzi) partecipando ad alcune mostre, tra le quali spicca la Biennale di Venezia del 1930.
Nel 1931 ritorna in Italia, muovendosi tra Roma, Firenze, Genova e la Puglia, dove è attivo come organizzatore di mostre, promuovendo il rinnovamento di quell'ambiente culturale. Nel 1941 sposa la pittrice Adriana Pincherle, sorella di Alberto Moravia, e si stabilisce a Firenze dove ottiene "per chiara fama" una cattedra all'Accademia di Belle Arti. Espone regolarmente alle Quadriennali di Roma e alle Biennali di Venezia.Nel 1956 ha una sala personale, e la giuria, presieduta da Roberto Longhi, gli assegna un premio. "La nature morte" come "Ulalume" (1936) e "Il marmo nero" (1937) risentono dell’influsso di Colacicchi e De Pisis. I grandi quadri di nudi sono vicini alle suggestioni culturali e archeologiche di Cagli, Capogrossi e Cavalli (Composizione di nudi, 1937-38, I giganti ,1938) .



La casa dei doganieri

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.
Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende...)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.


(Eugenio Montale)




Karl Popper e la TV

"La democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere politico. (...) Non ci dovrebbe essere alcun potere politico incontrollato in una democrazia. Ora è accaduto che questa televisione sia diventata un potere politico colossale, potenzialmente si potrebbe dire anche il più importante di tutti (...). Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà stato pienamente scoperto".

Karl R. Popper, da "Una patente per fare Tv", in "Cattiva maestra televisione"



L'enigmatico Borges

L’impossibilità di penetrare il disegno divino dell’universo non può, tuttavia,

dissuaderci dal tracciare disegni umani, anche se li sappiamo provvisori.

 


Jorge Luis Borges, "L'idioma analitico di John Wilkins"


Anniversari

Jan Palach: - Perché siete venuti? E perché in URSS opprimete i popoli?
Militare sovietico: - Come puoi dire che in URSS opprimiamo i popoli?
Palach: - E voi come potete dire che da noi c'è la controrivoluzione?

Jan Palach si appiccò il fuoco, dopo essersi cosparso di benzina, il 16 gennaio 1969, in piazza San Venceslao a Praga. Da quel giorno Jan Palach è diventato il simbolo della "Rivoluzione di Praga" soffocata dai carri armati dell'allora Unione Sovietica. Il simbolo della lotta contro la tirannia e del valore immenso della libertà.

Il Principe di Salina

Il Principe era depresso: "Tutto questo" pensava "non dovrebbe poter durare; però durerà, sempre; il sempre umano, beninteso, un secolo, due secoli.....; e dopo sarà diverso, ma peggiore. Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra".

da "Il Gattopardo", di Giuseppe Tomasi di Lampedusa


George Orwell

1984
 

"Chi controlla il passato, controlla il futuro; chi controlla il presente, controlla il passato [...].
Credi davvero che il passato abbia un'esistenza reale? [...].
Il passato esiste forse concretamente nello spazio? C'è da qualche parte un luogo, un mondo di oggetti solidi, dove il passato sta ancora avvenendo? [...] dove esiste il passato, seppure esiste?".
"Nei documenti. Vi è registrato". "Nei documenti. E... nella mente. Nella memoria degli uomini".

 


Pertini.

«Ma in Pertini il carattere conta più delle idee: e il carattere di Pertini non lo dispone al compromesso, che della politica è un ingrediente insostituibile. Concilia in sé immacolato candore e impulsi generosi. Ha lo sdegno incontenibile, l’invettiva pronta, il perdono facile… Aveva ragione quando, a chi gli rinfacciava l’età, rispose che era nato giovane, come altri nasce vecchio. Effettivamente Pertini è uno dei pochissimi che, partito Don Chisciotte a vent’anni, a ottanta non sia diventato Sancho Panza».

Indro Montanelli, Gli anni di piombo.

In giro per ....OPA

Ah! il buon vecchio albo di Topolino, quando la Banda Bassotti svaligiava il deposito di Paperone.....
Oggi si va in giro per OPA....

Er compagno scompagno

 

Un Gatto, che faceva er socialista

solo a lo scopo d'arivà in un posto,

se stava lavoranno un pollo arosto

ne la cucina d'un capitalista.

 

Quanno da un finestrino su per aria

s'affacciò un antro Gatto: - Amico mio,

pensa - je disse - che ce so' pur'io

ch'appartengo a la classe proletaria!

 

Io che conosco bene l'idee tue

so' certo che quer pollo che te magni,

se vengo giù, sarà diviso in due:

mezzo a te, mezzo a me... Semo compagni!

 

- No, no: - rispose er Gatto senza core

io nun divido gnente co' nessuno:

fo er socialista quanno sto a diggiuno,

ma quanno magno so' conservatore!
 
(Trilussa)


I Misteri di Roma

Sto leggendo "I misteri di Roma" di Corrado Augias. Ve lo consiglio: è scritto molto bene e poi fa luce su molti avvenimenti e storie della città eterna, spesso poco noti o conosciuti solo per grandi linee, spaziando lungo il corso dei millenni. Il libro di Augias è una miniera di informazioni, aneddoti, personaggi. Da non perdere.

Pensieri e parole

Lucio Battisti, Carole King, Earth, Wind & Fire, De Andrè. In questi giorni di vuoto pneumatico, sospeso tra il Natale e il Capodanno, ascolto la buona vecchia musica, scrivo e ..... qualche volta penso. 


19 marzo 2010

IL PAESELLO DEI BALOCCHI.

A navigare nel sito dell’Uomo solo al comando sembra di entrare in un paesello svizzero. Tutto bello e preciso, lindo e pinto. Il filmato su “scusate stiamo lavorando per voi” tocca vette ineguagliabili: due finti turisti tedeschi che si aggirano meravigliati e compiaciuti, condotti dal Virgilio dei poveri che li attende alla stazione, tra i luoghi tanto cari ai beneficiati dal dio Urban.

Il sito dei balocchi trasuda egocentrismo da ogni pixel. Si parla e si pontifica solo e soltanto dell’Uomo che sussurrava ai gabbiani. In un filmato titolato “C’ha fatt Nick B.”, si affastellano immagini di tre lustri fa con quelle odierne, in un inguardabile e ingannevole minestrone di opere dovute per legge (le urbanizzazioni dei quartieri periferici), di altre effettuate sotto la spinta dell’intervento dei NAS (mercato ittico) e, comunque, di opere realizzate e spesso abbandonate ad un destino di incuria e abbandono.

Ma è nella parte conclusiva del filmato che si dimostra tutta la super-dilatazione dell’ego del primus super pares del paesello: “I nostri amministratori (cioè LUI) hanno dimostrato di essere tra i migliori di tutta l’Europa per capacità di analisi, programmazione e progettualità”. E seguono le interviste compiaciute di alcuni “testimonial” di grido, ancorchè direttamente interessati ai futuri destini del deus ex machina del paesello, e che (manco a dirlo) invitano a votarlo ancora.

Poi, c’è la sezione “operazione verità”, cioè la Leggenda del Santo Ragioniere, che ci racconta come e perché il paesello debba essere considerato un luogo di innegabili virtù contabili alla santamariagoretti, nonostante lo sperpero e la distribuzione a pioggia dei finanziamenti … “intercettati”.

Nessuna traccia, invece, degli abitanti del paesello: non si vedono i loro volti, le loro storie, non si ascoltano le loro voci, se non quelle dei “miracolati” da Urban, tra i quali si scorge anche un solitario percussionista euro-beneficiato, dal volto vagamente “familiare”…..  In effetti, pensare di mettere in rete una qualche intervista spontanea ai compaeselli sarebbe stato troppo rischioso…. sai le “gastime” dei beneficiati dalle buche…

E il programma??? Clicchi e riclicchi sul link… ma inesorabile ti appare la scritta “Vuoi Consultare il Programma? Ritira una copia Gratuita! Vienici a trovare in Via B....., tutti i giorni a partire dalle 15.00, Siamo a tua disposizione!”  

Stupendo!!! La copia è GRATUITA!!! Una concessione mica da poco di questi tempi… ma devi ritirarla con le tue manine sante … perché visionarla sul web potrebbe essere troppo pericoloso… non sia mai che a qualche malfidato venisse in testa di criticarlo quel programma fantasma…

 




permalink | inviato da Frisbee il 19/3/2010 alle 13:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


16 marzo 2010

“TAPPANDO LE BUCHE SI TAPPA LA BOCCA”.

E’ quanto ha detto l’Uomo solo al comando, l’altra sera al comizione nella piazza del paesello. Introdotto dal comunista dall’auto blu, e con accanto la presenza muta dell’ei fu ombra di sindaco, l'Uomo che sussurrava ai gabbiani ha arringato notabili e peones di PD e affini con la favella forbita di cui è innegabile Maestro.

Memorabili alcune sue iperboli:

Dobbiamo trasmettere innanzitutto ai giovani l’umiltà.

L’esercizio dell’arroganza non è una cosa che ci riguarda.

Sguainiamo le carte che sono le spade dei fatti.

Tappando le buche si tappa anche la bocca.

Non abbasso la testa, nè gli occhi, nè lo sguardo davanti a nessuno. A nessuno!!!

Noi e l’opposizione abbiamo operato insieme come una squadra per il bene del paesello. Noi governiamo e loro stanno all’opposizione: le cose funzionano bene così, quindi squadra che ha funzionato non si cambia.

Un’elezione si vince, una fiducia si conquista con quello che vuoi ancora fare.

Ci saranno altre puntate per comunicare: non lo abbiamo fatto perché eravamo impegnati a fare altro.

La ringhiera del fronte-mare non vi piace? La pavimentazione è troppo grigia? Parliamone...

Siamo stati costretti a chiudere una scuola: non eravamo obbligati a fare i controlli ma li abbiamo fatti lo stesso...

Non intendo tornare indietro. Vorrei tanto che il paesello decidesse di non tornare indietro.

In questo momento il paesello sta scrivendo una pagina della sua storia, noi stiamo scrivendo la storia del nostro paesello.

I miei anni li ho destinati, non li ho voluti sciupare e pretendo di non essere mortificato....

Ci vuole coraggio per votare persone "toste" come noi...

Quanto alle “piccole cose” di cui sono vittime ogni giorno i compaeselli, non bisogna lamentarsi.

Perché le buche, le scuole, il cimitero, stanno già sistemati. Entro aprile partono i cantieri…

Compaesello, che vuoi di più dalla vita???

 




permalink | inviato da Frisbee il 16/3/2010 alle 14:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa


15 marzo 2010

NICO DEI GABBIANI.

L'Uomo solo al comando questa volta è passato dal progetto che continua ai fatti che parlano.

Da deus ex machina del paesello a Nico dei gabbiani....

 

 




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13 marzo 2010

FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI...

Ieri sera l'aria era irrespirabile. Puzza di immondizia, fetore di rancido e di marcio direttamente da Martucci.
 
E' questo il belpaesello che vogliamo offrire ai "turisti"??? Forse i mangiatori di polpo del sabato sera non si accorgono della differenza....
 
Stamattina, "sul Fax" campeggia una foto a tutta pagina dell'uomo solo al comando con la scritta "Parlano i fatti".
 
Ma quali sono questi fatti???
 
22 milioni e mezzo di euro Urban per lo più sperperati a pioggia e per frizzi e lazzi: sono i fatti. Le scuole sfasciate, di cui una da demolire e altre due chiuse a tempo indeterminato: altri fatti. Una zona industriale deserta se non come accampamento dei nomadi: ecco i fatti. Le strade stile Kabul: ancora fatti. La disoccupazione imperante: ancora e ancora fatti. La discarica che ammorba l'aria e l'acqua: strafatti.
 
Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.
 
Compaeselli, sveglia!!!


 




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8 marzo 2010

LA FAMIGLIA.

A spulciare le liste per i “ludi cartacei” del paesello, prende un senso di vertigine.  

Una lotteria per ben 297 candidati in 15 liste.  Si va dai vecchi marpioni ai giovanissimi neofiti, passando per una scala intermedia di grigi tentativi. E’ la democrazia, bellezza! Ed è bene che sia così. Per selezionare una classe dirigente non ci sono altri strumenti. Quando ci hanno provato diversamente si sa come è finita.

Tuttavia, quando ci si imbatte in taluni esperimenti di democrazia in provetta, qualche riflessione va fatta. E’ il caso, ad esempio, della coppia B&B. Leggi il nome e dici non è possibile, sarà un’omonimia. Poi ti imbatti nel fotino pubblicato “dal Fax” e devi ricrederti. E’ proprio così: brother & sister in poltrone a reti unificate.

Ora il vostro devotissimo e affezionatissimo Frisbee si chiede e vi chiede: ma è mai possibile che si debba arrivare a tanto???

E’ mai possibile che in caso di riconferma a primus super pares del paesello, Nick abbia in Consiglio qualcuno che gli guarda politicamente le spalle con le giuste e amorevoli cure fraterne???

Si è mai visto in precedenza un politico che blinda a priori la sua maggioranza in questo modo???

A voi l’ardua sentenza.

 




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4 marzo 2010

LA FORZA DEL CRETINO.

Stasera nella piazza del paesello, un cretino di mia conoscenza si è fatto riconoscere. Ma è così cretino che se legge questo mio pensiero, non si riconoscerà.

Soltanto i cretini sanno essere cretini fino in fondo con quella cretina e totale coerenza, che purtroppo gli intelligenti non riescono mai ad avere. Essere cretino è una identità; essere intelligente è solo una funzione facoltativa e a tempo determinato (Gigi Cortesi).

Il cretino è imperturbabile, la sua forza vincente sta nel fatto di non sapere di essere tale, di non vedersi né mai dubitare di sé. (Fruttero e Lucentini, dalla prefazione a "Il cretino in sintesi").

Ciao, cretino.




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28 febbraio 2010

L'EGOIATRA.

Folto pubblico alla plural tenzone, ieri sera al paesello.

I sei cavalieri dell'apocalypse now hanno risposto alle scialbe domande dei pennaioli nostrani di fronte ad una platea di candidati, amici e parentado vario.

Ottima la performance dell'uomo solo al comando.

Con un lapsus, che più freudiano non si può, ha tradito la sua vera natura di egoiatra e di sempiterno. Nei miei prossimi quindici anni di governo... ha detto mettendo una cifra di troppo davanti al 5... La platea è venuta giù in un boato....

Altro capolavoro del deus ex machina della nostra latitudine: abbiamo trascurato l'ordinaria amministrazione perchè eravamo impegnati in progetti complessi... Per le strade ... che ci vuole a rifarle... in otto mesi (segnatevi la data da mo'...) saranno pronte...

Che ci volete fare. Lui è fatto così.




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21 febbraio 2010

CI VUOLE UN FISICO BESTIALE.

Se nun c'hai er fisico che ce sei annato a fa' a Sanremo?

La domanda sorge spontanea, vista la pessima performance del Bersani, interrogato dall'ex piduista Costanzo, sul destino di Termini Imerese al cospetto della classe operaia.

Il furbo Scajola, supportato dalla claque indigena, ha fatto molto di meglio.

Comunque, sulla soluzione da dare alla crisi occupazionale, PD e PDL sono stati d'accordo: le tagliatelle di Nonna Pina.




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20 febbraio 2010

UOMINI DIVERSI D'OGNI COSTUME E PIEN D'OGNI MAGAGNA, PERCHÉ NON SIETE VOI DEL MONDO SPERSI???

Leggete attentamente questo documento politico appena sfornato dalle cucine di PD e satelliti:

Pur nella consapevolezza della discontinuità che ha subito il percorso per la conferma della candidatura di Nico Berlen alla carica di Sindaco, per fatti non riconducibili né a calcoli, né tantomeno a ripensamenti politici, è evidente che esso non rappresenta un fatto nuovo quanto, piuttosto, la naturale prosecuzione di un progetto tutt’altro che concluso.
Su questo principio convergeva l’idea condivisa di tutta la coalizione di centrosinistra che ha governato Mola nell’ultimo quinquennio; questa scelta costituisce il punto di ripartenza nel segno non solo della continuità di ciò che era stato già progettato, ma anche della naturale evoluzione ed innovazione da tradursi in atti concreti di programmi, metodi ed organizzazione che dovranro caratterizzare i futuri cinque anni di attività amministrativa.
L’improvvisa ed inaspettata indisponibilità di Nico Berlen, per meri problemi personali, oggi per fortuna superati, e il lasso di tempo trascorso prima del suo rientro in campo, hanno oggettivamente ed anche legittimamente creato le condizioni per scelte perfino differenti che alcuni partiti del centrosinistra hanno di poi intrapreso come proprio nuovo progetto politico.
Di ciò bisogna prendere atto, senza scandalo o recriminazioni, consapevoli delle difficoltà di gestione di un percorso politico da governare dopo l’imprevista uscita di scena di un protagonista delle vicende amministrative degli ultimi quindici anni a Mola.
Il P.S., il P.D. e Progetto Mola, dopo un’attenta analisi e approfondita discussione in merito alla situazione politica determinatasi, vogliono a ribadire le caratteristiche del prossimo impegno politico e amministrativo, improntato a maggior partecipazione e condivisione di tutti gli attori politici, nonché all’allargamento e al maggior coinvolgimento di tutte le cariche istituzionali e considerando ancora aperto il momento del confronto per siglare il nuovo patto e impegno amministrativo, improntato ad innovazioni programmatiche e metodologiche, invitano i Partiti dell’I.d.V. e di Sinistra Unita per Mola a voler verificare congiuntamente la possibilità di riprendere il percorso appena sospeso, che tanto orgoglio e soddisfazioni ha infuso in tutti i partiti protagonisti degli ultimi quindici anni di governa della nostra città.

Si tratta di un unicum nella storia del paesello, da custodire gelosamente e da tramandare ai posteri, affinchè - quando la vicenda politica dei protagonisti sarà conclusa – richiamando il Sommo Poeta, si possa ricordare quanta menzogna, artificio, raggiro, ipocrisia, malafede, supponenza, arroganza ha caratterizzato quest’epoca così grigia e povera per il bene comune e così satura di vaniloquio e di sciolta parlantina biforcuta.

 




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14 febbraio 2010

GRANDI BRUTTURE CRESCONO.

Piove. Passo davanti al fronte-amaro e di colpo la bruttezza mi colpisce allo stomaco.

Sarà questa grigia giornata invernale, sarà il fango che straborda dal cantiere,  ma - ora che la Miami dei poveri va prendendo forma - non si può fare a meno di commentare l'insolito fascino dell'orrido che da essa promana.

Quelle palme alla Hollywood sensation, svettano inutili, a decine e decine,  su una gigantesca gettata di calcestruzzo che farà rosicare Caltagirone e Ligresti messi assieme. Sotto di loro, una fila di tamerici nane ristà stupita con il complesso di inferiorità.

L'accozzaglia è, se possibile, ancora peggiore quando si passa davanti al Castello Angioino. Là le gigantesche palme sovrastano altre palme di più basso lignaggio, mortificate dall'insano confronto. Nemmeno il giardiniere più strampalato avrebbe fatto un accostamento più bizzarro. Il vecchio maniero si perde nella prospettiva, schiacciato dalla ... "palmare"... grandeur berleniana...

Quando poi lo sguardo va oltre,  ecco che arriva l'ultima inattesa novità. Una fila di transenne tristi, solitarie y final segna il confine tra la becera e rozza cementata e il mare d'inverno. Lo hanno transennato il "mare nostrum". Là dove c'erano gli eleganti pilastrini in pietra di Puglia, brutalmente, ora, avremo il mare blindato-zincato.

Così, i compaeselli che stanno nell'Altra Italia, al primo vagito di ferie all'orizzonte, si chiederanno e risponderanno l'un l'altro: "Tu dove vai quest'estate?"  "Torno al paesello, al mare di ringhiera... ".




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